Terra... Acqua... Aria... Fuoco
17 ott 1996
di Mario Giacomelli
Paolo Righi lascia galleggiare, nella sua forma linguistica, i frammenti della sua creatività su una superficie materica, incisa, per darci immagini estremamente interiorizzate e cariche di vitalità spirituale aperta all'immaginario.
Nel tessuto narrativo di Righi, nella materia corposa, nel colore-segno-luce si rigenerano e si trasformano in vibrazioni indefinite le sue immagini rinnovate dalle possibilità espressive e del valore delle forze dell'inconscio.
Righi riesce ad organizzare lo spazio in un interno costruttivo a diretto contatto con la mente per poi restituirlo come emozione di uno stato d'animo, come originale costruzione visiva, come tensione poetica e spessore di vita, dove tutto diventa altro in una energia nuova.

Mario Giacomelli
Gli umori della campagna marchigiana
20 set 1997
di Monica Staini
Gli umori della campagna marchigiana sono i protagonisti della produzione artistica di Paolo Righi, raffinato pittore e scultore, ammaliato dalla dolcezza delle colline in cui ha scelto di crescere la sua famiglia e di realizzare la sua avventura pittorica. Paolo Righi è nato in provincia di Como, nel 1955, per oltre 20 anni lavora nel mondo della moda disegnando collezioni per tessuti. . Nel 1990 Righi decide di vivere e lavorare alla conca, nella splendida e solitaria località collinare in provincia di Macerata.
La sua casa in pietra è grande, luminosa e colorata come i suoi dipinti. Il camino è sempre acceso e riscalda la sua casa e gli animi. La sua casa è lì sulla collina, il punto fermo, l’approdo, il faro del suo navigare, accanto alla casa due grandi quercie, sentinelle della conca, a vigilare sulla natura circostante, amata e rispettata, mai temuta.
L’incontro felice con la natura avviene quindi da bambino e lo segna per una particolare inclinazione alla contemplazione, alla riservatezza, all’intimismo. La natura diviene consapevolmente, la musa ispiratrice di Paolo Righi artista. Una natura non rappresentata o descritta, ma interpretata come dimensione intima e psicologica, come vissuto quotidiano eppure esaltante. Il silenzio, il rumore i colori della natura costituiscono il nutrimento per l’animo di Righi che, interpretando con sentimento questo universo in assoluta libertà, realizza l’indiscutibile coerenza tra il suo modo di fare artee la sua scelta di vita.
Paolo Righi riesce a narrare dipingendo, e i personaggi dei suoi racconti, sono le montagne animate in giganti e angeli, generalmente di colore bianco. Figure grandi,ma inoffensive ma anzi rassicuranti, che fluttuano con spirito liberoe senza gravità sopra i campi arati e i colli della conca. Gli stessi giganti bonari, dalle forme tondeggianti, posano staticamente per le sculture in creta che Paolo Righi plasma con una tensione tutta interiore. Gigantimusicanti o assopiti nel tenero abbraccio della natura ,che esprimono il desiderio di vivere senza sofferenza. Risulta facile citare Mark Chagall, le sue coppie d’amanti, la figura femminile del circo azzurro del 1950. Lo stesso incanto, la stessa magia. E cosi pure sospesi sopra la casa di Righi, senza imbarazzo, volano equinozi, tori e galline, vasi di gerani e asparagi, ginestre, temporali e arcobaleni, nel cielo blu. Soggetti naturali, umili, amati e compresi per rivelarne l’essenza più profonda, e per dichiarare poeticamente la sua affettuosa tenerezza per il creato.
Le linee sono morbide e sinuose, cosi come i colori e le atmosfere.
Con evidente maturità compositiva, le emozioni sono liberate dalla forza fantastica e gioiosa del colore e da un segno espressivo e dinamico, inciso nella materia “cosi’ come l’aratro traccia il suo solco nella terra”. I supporti lavorati da Righi sono i più diversi, dalla carta al legno, preparati con un impasto in polvere materico e vibrante.
Righi non dipinge l’intera superficie, ma lascia tutt’intorno una specie di cornice per collocare le sue bizzarre didascalie e la sua firma.
Le parole perdono la loro valenza ingannevole, le lettere dell’alfabeto sono rovesciate, sostituite, aggiunte, trattate con spirito ludico come i segni pittorici ed elementi integranti dell’opera compiuta. La visione delle opere di Righi incanta e sorprende per la raffinatezza della sua tavolozza, per l’equilibrio sapiente della costruzione spaziale, per l’adesione profonda ad una spiritualità naturale che realizza le utopie. Nella sua produzione il paesaggio naturale si impone, eppure a volare sopra i colli di conca, è l’animo leggero di Paolo Righi.
Monica Staini
Su vetuste porte e vecchie ante
03 mag 1995
di Mario Falessi
Su vetuste porte e vecchie ante, su tavole e tele che riecheggiono stagioni trascorse Paolo Righi costruisce il suo mondo pittorico, nobilitando e ringiovanendo la temporale e vissuta annosità della materia. E lo fa con colori insolitamente freschi, algidi, albeggianti, traendo ispirazione dalla natura che lo circonda, da quel pittoresco mondo collinare in mezzo al quale egli vive e opera.
Le visioni reali vengono però trasfigurate dalla versatile fantasia dell’artista, che popola un mondo esibente amene colline e sparsi casolari con creature estranee alla dimensione del reale, originate e alimentate dal sogno.
Oniriche debordanze di forme morbide in creature che sembrano involate come geni da magiche lampade di fiabe orientali, voluttuosamente espanse, dolcemente adagiate, incredibilmente fluttuanti come aerre pavonie, e poi animali, il toro, il cavallo, e biciclette.
Esterefatte mescolanze di vero e d’immaginifico, finiscono per fondersi in un universo armonico. Un universo che si anima e vive tranquillamente di insiemi, di verità sperimentate, vissute con ricità di trasfigurazioni immagini native e fanciullesche.
Racconti rapsodici dell’essere e del fantasticare, verbalizzati con frasi dalla strana ed inconsueta grafica, con l’uso protervo di consonanti come l’acca e la cappa in parole che non le prevedono affatto.
Mario Falessi
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